Rompere duro con la narrativa, breve esperienza personale

Il signor Michael Strauss ha esposto in questo articolo quanto sia sproporzionato lo spazio tra noi e le stelle vicine, paragonandolo all’immaginazione degli autori di fantascienza.
Sono piacevolmente sorpreso dall’osservazione in merito al genere: la fantascienza è concentrata sull’essere umano.

Concordo con queste osservazioni da diverso tempo: ho cominciato ad intravedere una certa coerenza nella narrativa di fantascienza solo quando questa  rappresenta il rapporto tra umano e scienza, umano e tecnologia, umano e ignoto.

Per chi non avesse mai affrontato il concetto, potrebbe essere difficile realizzare che esiste un bias narrativo[¹]ovvero un meccanismo mentale che sfrutta la narrativa per evitare di comprendere la realtà.

Imbattermi in questa definizione ha radicalmente cambiato il mio rapporto con la narrativa, in generale, allontanandomi dalle letture più fantastiche. È fin troppo facile immergersi in una vicenda inventata, che deve giustificare solo una sua “coerenza interna” auto referenziante, e perdere la visione del reale e del concreto, oltre che del condivisibile e scientifico.

Nella mia personale malata visione astratta del bias narrativo, è questo meccanismo psicologico che tiene in piedi le religioni, e fa più danni della religione stessa.

 


[¹]

https://www.psychologytoday.com/blog/science-choice/201612/what-is-narrative-bias