Se volete perderci qualche minuto, scoprirete anche perchè.
Sua madre l'aveva avvertito. A modo suo.
"Vai a fare il lavoro del diavolo!" aveva urlato per tutta la casa e l'aveva inseguito mentre faceva le valige.
Più volte gli aveva ricordato che certe cose sono immorali, all'incirca mentre Marcus s'impegnava nella scelta dei calzini; e non aveva assolutamente scordato di fargli presente i rischi del lavoro, durante la piegatura delle camice.
Il confezionamento dello spazzolino e dei vari suppellettili era stata intervallata da occasionali citazioni di salmi e vangeli; l'esplorazione nello sportello dei pantaloni era infestata da consigli sul restare a casa; la chiusura della valigia interrotta da rapide di pianti al limite dell'isterismo.
Lo sguardo rilassato, ma risoluto, e i modi leggeri, quasi femminili, non rassicuravano la donna, che con inutile sforzo cercava di tenere il figlio a casa, al sicuro... per la prima volta, ella, si sentì completamente impotente.
Mentre il figlioccio, di venticinque anni, aggiustava la piccola ventiquattrore con le sue scartoffie e documenti, Sandra tentò il suo ultimo, disperato, supplichevole lamento:
- Topino, - (lei sapeva di intenerirlo quando lo chiamava 'topino' ) - non potresti fare un lavoro meno pericoloso?
Veramente, qualsiasi cosa.. sai che ti voglio bene, e sei tanto bravo.. potresti fare un sacco di cose eccitanti!
Non ci pensi? Potresti lavorare come stunt-man! O fare ricerche nucleari sugli isotopi del plutonio! -
Si prese un attimo di tempo, pensando a qualche cosa che potesse veramente attirare la sua attenzione..
- Che ne dici del soldato? Anche il mercenario.. ci sono tanti paesi del terzo mondo che sicuramente ti assumerebbero.. ti prego! -
Il volto del figlio era marmoreo e impassibile, stava indossando la giacca.
Mamma, è deciso. Sono già pronto, e il contratto è firmato. -
Le parole erano misurate, precise, ma non celavano bene il leggero risentimento. Sospirò forte a fine frase, fallendo nel cercare di celare il nervosismo e la tensione.
Prese quindi la valigia, poi la ventiquattrore, e si avviò verso la porta.
La donna non si mosse.
Marcus aprì la porta, guardò l'orologio.. le otto e mezzo del mattino, l'orario giusto per uscire, prendere il tram, arrivare al treno e poi in viaggio verso l'Istituto.
Attese sulla porta, guardando fuori, senza voltarsi; attese un tempo che , calcolò, doveva essere intorno ai cinque minuti.
A lui parvero due secoli.
Chiuse la porta dietro di sé, e si avviò per il vialetto.
- Belemonth Marcus -, annunciò una voce dall'altoparlante.
Il ragazzo si alzò rapidamente, un po' agitato, ma cercando di apparire il più professionale possibile.
La sala dell'Istituto era a metà tra una reception e un tram, con quei lunghi sedili di legno, non molto comodi, che riempivano quasi tutti gli spazi. La macchientta del caffè era l'unica sviolinata, antiquata e sporca.. sembrava abbandonata a se stessa, anche se il display lampeggiava stancamente.
Da una porta dietro la scrivania entrò una signora dietro pesanti occhiali e un taccuino da conduttrice: il suo camice lungo quasi strofinava a terra; Marcus ebbe modo di capire che si trattava più di uno sfizio edonistico della donna, che una vera necessità pratica.
- Lei è Marcus ? -
Nella sala vi erano quattro persone, due delle quali donne, e l'uomo più vicino era quasi nascosto dietro la macchinetta; il ragazzo si limitò ad inclinare il labbro verso l'altro. La donna annuì con noncuranza, riaffondando lo sguardo sul malloppo, e scribacchiando con una classicissima penna da ufficio; poi, lesta, indicò verso l'ascensore contrassegnato col numero ?5? (nonostante ci fossero due soli ascensori, nella struttura ).
- Prenda quello e si fermi al piano diciotto. Piano diciotto dell'ascensore rosso, intesi? Si troverà immediatamente nell'ufficio del suo principale. Non ci sono altre stanze. -
Marcus annuì, dopo aver notato che l'ascensore era bordato di rosso; particolare precedentemente considerato insignificante. Non si disturbò a pensare di che colore fosse stato l'altro fino a quando non raggiunse il piano sedici.. ma ormai era tardi.
Al piano diciotto il panorama davanti a lui mostrava tre porte. Due frontali e una laterale, sulla sinistra.
Nessun colore, nessun segno distintivo, nessuna indicazione. Al centro della sala una specie di piedistallo, di metallo.
Si avvicinò di pochi passi, accorgendosi che la targa era incisa, sopra un nome: Dott. Lionello Vasaltier.
Avrebbe giurato che fino a due minuti prima la scritta non ci fosse; analizzò meglio il ricordo.
La scritta c'era.
Anche nel ricordo.
Il momento di esitazione gli diede modo di notare, sul fianco destro, un uomo in piedi, del quale non aveva notato la presenza, prima.
- Vede, qui dobbiamo essere molto cauti.. -
- .. e precisi. - , aggiunse Marcus, lasciando intendere che aveva recepito il messaggio.
Il dottore mostrò rapidamente i vari controlli della console, con lo schermo centrale, spiegando le funzioni ?non ordinarie? che erano a disposizione. Il piano con i controlli e lo schermo era mobile, e facilmente posizionabile grazie ad un braccio meccanico.. a Marcus ricordò la lampada della vecchia macchina per il cucito della nonna.
Poteva lavorare in piedi, seduto, facendo ginnastica o semplicemente sdraiato; l'immagine dello schermo era ultradefinita, e c'era la possibilità di proiettare degli schemi olografici per semplificare le rappresentazioni multidimensionali.
- Per adesso le consiglio di fare un giro in modalità ?visualizzazione?, così che possa vedere senza intervenire sui flussi. Attualmente questa modalità non è dispendiosa, ed è molto funzionale soprattutto per l'apprendimento.
In questo momento non abbiamo a disposizione un tecnico che possa farle tirocinio, quindi avrà un accesso limitato al sistema, mi segue? -
Marcus annuì, guardando la macchina sotto le sue mani. Col consenso del dottore iniziò a sondare le varie possibilità.
Dopo vari minuti, Marcus si voltò verso il dottore, con sguardo meravigliato.
- Questo marchingegno è fantastico! Non vedo l'ora di iniziare! -
- Tra due minuti potrà farlo. -
Il ragazzo rimase un attimo interdetto, e fissò con fare interrogativo i due baffoni del dottore.
- Lei ha seguito il corso di addestramento del Perito Yuskew , ricorda ? -
Marcus annuì quasi di riflesso, visualizzando uno smilzo faccione che parlava.. la mente un po' confusa ricordava di varie lezioni su alcune funzionalità dello schermo, le manopole, le leve, gli indicatori e alcune operazioni che potevano necessitare qualche giornata intera di calcoli.
Inserì una password ed ottenne l'accesso amministratore all'elaboratore, poi agevolò un paio di manopole, regolando la colorazione dei grafici come meglio riusciva a interpretarla.. tutto questo automaticamente, come se si fosse esercitato per mesi.
Aprì le braccia, con la scarsa soddisfazione di chi risolve un puzzle leggendo prima la soluzione; il dottore annuì e lo riportò nell'ufficio: - Prima che proceda, devo spiegarle alcune cose. -
- Ad esempio come riusciamo a finanziarci con un lavoro del genere.. è così.. teorico. -
- Le spiego brevemente, in modo che possa capire. La procedura è semplice, in seguito può trovare i valori nelle varie documentazioni, ed imparare a interpretarli.
Il nostro laboratorio di analisi programma una serie di interventi da farsi, e vaglia i vari tecnici , assegnando poi i casi in base alle competenze. Ovviamente più rischioso è il caso, maggiore è la sua entrata in denaro -
Marcus annuì interessato, invitando il dottore a continuare.
- L'intervento deve essere accurato. Minore è la spesa, maggiore il guadagno. Non sempre possiamo influire sul 'caso' in modo che ci porti un finanziamento, e qui serve la fantasia personale del tecnico. Abbiamo molti nomi la fuori, molti canali di ingresso del denaro per finanziarci, o molte risorse da alimentare anche senza denaro. Ognuna di queste risorse le saranno disponibili a breve, su una documentazione, con ampie descrizioni. -
Aveva già le mani alle tempie pensando alle possibilità, la sua mente era in preda a migliaia di immagini, di nomi, di formule matematiche.
- Ovviamente il gioco non è facile, - riprese il dottore dopo avergli dato qualche secondo ? un intervento può essere necessario anche se non ci finanzia. Magari c'è un grosso progetto dietro.. è impossibile a dirsi, di certe cose, semplicemente, bisogna fidarsi. -
Marcus si grattò il mento rasato, - Significa che potrei fare dei lavori senza prendere un soldo .. -
- Significa che potrebbe non ottenere alcun premio, ma la sua paga base è assicurata. - precisò il dottore , intuendo la paura del ragazzo.
- E, prima che me lo chieda, sì , esiste un ?budget? devolto ai casi di fallimento, o particolarmente dispendiosi.
Non possiamo pretendere di fare tutto ?gratuitamente? , eccettuati i costi dei macchinari e del personale s'intende. Ogni tecnico ha un suo margine.. se questo tecnico 'sfora' il margine di sicurezza, riceve casi di livello inferiore. O meno rischiosi, o drasticamente limitati alla sua competenza. -
Marcus annuì, e si fermò fissando la targhetta della stanza spoglia.. poi alzò il volto, e , sincero, ammise:
- Lei racconta cazzate. -
Il dottore sorrise.
Marcus assisteva alla lezione del Perito Yuskew, interessato ed assorto nella spiegazione, negli appunti, nella lavagna imbrattata di polvere. Nella sala erano in cinque, compreso l'istruttore. La sera doveva assolvere un caso alquanto pericoloso, difficile da compiere, ma avrebbe avuto l'informazione giusta. Non nella lezione, la lezione avrebbe potuto ripeterla a menadito, ma doveva ascoltare.
Yuskew era quello che si potrebbe definire un chiodo con la ciccia intorno; a volte si aveva l'impressione che cigolasse, mentre disegnava schemi alla lavagna.
La sua precisione era millimetrica, tranne ogni tanto.
Un dito femminile spinse sulla spalla di Marcus: ?ora scivola?, disse una voce bionda e sussurrata.
Yuskew scivolò col dito verso il basso, macchiando il grafico irrimediabilmente; volarono ingiurie, che Marcus risussurrò indietro alla ragazza. Una per una, vennero offese varie antiche divinità di culti greci, assiri, babilonesi, mediorientali , neopagani , postcristiani e ultrabionici.
I due ragazzi si fecero l'occhiolino, poco prima che Yuskew li riprendesse:
- Appena avete finito di giocare, vedete di copiare lo schema, che siete indietro di un paio di equazioni-
La lezione andò avanti cauta fino al mezzodì.
Marcus regolò i vari interruttori, e realizzò il collegamento tra i vari jack e il suo impianto personale.
La piastra di lettura telepatica si librava in levitazione oltre la sua fronte... con una leggera pressione delle dita selezionò i ricordi sullo schermo, ed iniziò a selezionarli.
Per poter fare quest'operazione, doveva ricordare le varie lezioni della giornata, o di quello che voleva, molto attentamente, con tutti i dettagli possibili... questo, almeno, serviva per allenamento mnemonico.
Se era molto stanco, poteva anche solo ricordare gli elementi intimamente necessari, ma per adesso stava andando bene.
Spedì tutto, e si sedette, tranquillo.
Aprì la finestra, si accese una sigaretta, e , tranquillo, prese a scartabellare i fogli del lavoro per il giorno successivo.
Finalmente aveva un incarico ?serio?, di quelli che portano premi, sul fascicolo c'era una persona molto importante.
Un pezzo grosso, qualcuno con implicazioni a livello mondiale, che doveva ricevere uno dei suoi accurati lavoretti.
Lesse tutte le varie sommatorie, i grafici con le probabilità di riuscita, e l'eventuale premio.. prese poi l'ultimo foglio, con la scheda della 'vittima' ( amava già chiamarle in quel modo, nonostante non si trattasse di omicidi ).
Tramite la conoscenza enorme del database Istituzionale, il margine di errore era quasi zero.. la fantasia veniva quando c'era da ingegnarsi sul surplus! A volte una variazione minima, un colore, una tempistica, un soffio d'aria, potevano portare un paio di milioni di crediti all'istituto.
Per un attimo, Marcus, si chiese quando avrebbe potuto goderseli i soldi, dato che il lavoro occupava quasi tutta la giornata, esclusi i pasti.
Mancavano ancora dieci minuti all'ora di cena, quando ad un tratto la porta si aprì. Marcus rimase interdetto, era da un po' che non si faceva cogliere di sorpresa.. soprattutto quando entrò la ragazza bionda, sua compagna di corso.
Lei non disse niente, ma la perplessità di Marcus svanì mentre lei iniziava a togliersi la camicia, rivelando un reggipetto scuro, non molto coprente... adesso Marcus sorrideva, tanto a lei, quanto a sé stesso.
I due non andarono a cena, ed ebbero molto lavoro da sbrigare la notte.
Solo la mattina presto Marcus potè guardare la famosa ultima scheda del suo incarico: la foto era chiara, la descrizione non lasciava dubbi; un personaggio estremamente classico: un mazzo di fiori.
Le lezioni erano finite da quasi un anno, Marcus stava guadagnando un sacco di crediti, faceva soldi a palate, i suoi interventi erano a dir poco geniali.. iniziava a credersi un artista, facendo sottili richiami a sé stesso, lasciando delle piccole firme nei luoghi, accuratamente studiate per non essere ricondotte a lui o all'Istituto.
I suoi compagni erano bravi, ma lui era eccelso, ogni giorno il suo potere cresceva, la sua abilità si affinava, il suo status cresceva, ed andava ad avvicinarsi sempre più alla ?Sala Controllo?, la famosa ?Camera dei Bottoni?, il massimo.
Celeste, forse , era l'unica che non lo adorasse per il suo lavoro. Ultimamente lo vedeva molto galvanizzato, ma in fondo felice. Ormai lo conosceva bene, e anche quella sera si abbracciarono tranquilli, sul divano del loro alloggio, adesso congiunto.
- Amore, sono contenta di vederti così felice. -
Lui si limitò ad annuire, coccolandola dolcemente.
- Domani avrai una nuova promozione.. ma.. ti posso parlare liberamente ? -
Marcus alzò lo sguardo, sempre tranquillo. L'argomento era insolito e forse un po' strano, tuttavia non aveva incrinato il senso di sicurezza di nessuno dei due; si sentivano protetti dalla loro stessa abilità.
- So che, stai facendo delle cose sempre più rischiose.. lo sai che mi fido, ma forse dovresti trattenerti. Non credi? non stiamo giocando, lo sai, e .. insomma.. si può sempre sbagliare.-
Marcus la guardò , un po' incerto , poi chiese: - Perchè me lo chiedi? -
- Vedi... - , stavolta era un po' arrossita, come a vergongarsi..
Lui la incoraggiò , cercando di farsi accomodante. Lei si sarebbe sentita più comoda su una sedia di pruni.
Poi si decise. Un respiro, e un po' di parole:
- Non mi ?ricordo? di te, dopodomani. -
Silenzio.
Altro silenzio.
Frantumi di silenzio, in un nero pece, come il nulla tra due atomi, come il niente tra un secondo e l'altro quando non si ha nulla da fare.
- Non.. non credi che, magari.. è una cosa .. non so , preparata? - , suggerì, incerto, Marcus.
Lei scosse la testa.
- Sei sicura? se te lo sei negato.. non puoi saperlo.. in fondo funziona così. Per le sorprese è sempre così.. -
- Caro, hai ragione, ma.. ho provato a , bhe.. - arrossì di nuovo, come se stesse confessando di aver fatto sesso con un vaso di fiori.
Da otto litri.
- .. ho provato ad ?andare avanti?, perchè, per un attimo, mi sono spaventata.. insomma, è.. un'amnesia troppo forte, troppo decisiva!
Anche quando non ho una cosa , perchè è bello non ricordarla.. ho comunque la sensazione, nel non-ricordo, che vada tutto bene... -
Lui concluse a parole : - e stavolta no? -
- Ti prego caro, fai attenzione, fai attentamente attenzione e attenzione ancora. - lei non piangeva, ma la preoccupazione era evidente.
Lui la baciò sulla fronte, e l'abbracciò, mentre lei perdeva lagrime amare, e vittima di una sensazione che non sperimentavano da tempo: l'incertezza.
La macchina si attivò, brusca, come mai aveva fatto!
Il suo flusso di dati stava per essere inviato, e Marcus stava nel mezzo, pronto per il viaggio, e per la sua missione.
Anche stavolta era piuttosto sicuro, se non che alcune informazioni mancavano.
Attribuì la superficialità del fascicolo a due cose, potenziali.
La prima era che probabilmente stava diventando talmente bravo, che avrebbe preferito darsi informazioni migliori ( o pensava che vi sarebbe riuscito ) , la seconda era che , essendo vicino alla Sala dei Bottoni, probabilmente era l'unico in grado di migliorarla.. e sentiva poco la differenza tra sé e i Boss.
Si preparò, concentrato come sempre, con l'obiettivo in mente, i controlli in mano, il fisico pronto.. premette il bottone di avvio.
Il mondo attorno a s'è cambiò in quell'attimo, dov'era concentrato , e si tinse stavolta, per la prima volta, di un leggero azzurro; fu una frazione di secondo sufficiente. Pensò al vestito di sua madre, e il di lei pensiero, fu fatale.
"E' un anno che non vedo mia madre."
Lo sbalzo temporale era già in arrivo, e la sua mente era contromano, rispetto alle particelle temporali.. se ne accorse un attimo troppo tardi, quando un fiume in piena di dati e pensieri lo prese.
La bussola del cervello gli andò in pappa in quattro secondi, l'obiettivo fuori asse, non sapeva dove come e, soprattutto, quando andava.
La faccia di Yuskew gli passò di fianco, praticamente materiale, priva di corpo, mentre pronunciava una delle lezioni fondamentali:
"Quando viaggiate nel tempo", diceva, con fare accusatorio e la faccia tirata, " dovete pensare -avanti- , mai -ricordare- o vi perdete nel canale di comunicazione!"
Era diventato troppo bravo per ricordarlo. Lui era vicino alla Camera Rossa, stava per far parte del Progetto!
Passò accanto a sé stesso svariate volte, rivivendo i vari momenti tutti accavallati.
Stava ascoltando Yuskew, stava parlando col dottore.. un secondo fa starà per parlare con il dottor Vasalkew , mentre una figura bionda gli faceva un fellatio di nascosto, ma allo stesso tempo un vaso di fiori sostituiva il suo pene, e Celeste lo succhiava avidamente.
I tavoli delle sessioni gli danzavano attorno in un'epilettica danza ai ritmi del peyote2, la specie sintetica, ricordo di quando da ragazzo lo provò con amici, che adesso lo derideranno perchè svenuto.
Il senso di nasuea, le budella intrecciate come una tela di ragno colpita da una manata, unite in un unico fascio, vomitavano materiale di cristallo, liquido fluttuante, che usci' dalla bocca.
La sensazione era reale.
Troppo.
Vomito sui controlli, la macchina fuori controlli, relatività assoluta!
Adesso era un carciofo, dopo egli stesso un fiore nel vaso.
La tempesta mentale gli fece perdere il contatto con l'agognato solido, e intanto il dottor vaso-di-fiori succhiato da Celeste iniziò a parlare con la voce di Yustier:
?Se lasci i controlli mentre -viaggi- , il tuo corpo segue la tua mente!?
Sempre un attimo dopo a quando gli sarebbe servito!
Capì che era ovvio, lui stava andando indietro, e quindi essersi dato consigli in avanti nel tempo non serviva a niente, sarebbero stati sempre un attimo dopo (prima erano prima ) del necessario!
Ma non fece a tempo a dimenticarsi di tutto questo, che già era sulla soglia di casa, con la porta aperta.. che adesso si richiudeva davanti a lui, anche se avrebbe voluto aprirla.
Volò, nel mare della relatività, fino alla madre che aveva lasciato, ed esplose senza vederla, sentendosi diviso in migliaia di pezzi , tenuti insieme solo dall'incoscienza spontanea di sapere che una volta era esistito.
E poi, neanche più quello.
Si alzò, era integro, ma non era materiale.
O forse si, ma era minuscolo, o comunque, era impalpabile.
Non lo sapeva.
Sapeva di essere, ma non sapeva dove, nemmeno quando, nemmeno come.
Era buio.
Era caldo.
Qualcosa lo conteneva.. una sacca di liquido? non respirava, ma non ne aveva bisogno.
La sacca iniziò a scivolare, già verso il basso, sempre più velocemente, veloce, velocemente veloce...
La luce, in fondo, inevitabile, imperterrita, attesa ma temuta.. quasi come nascere, sembrava di essere tornato un infante.. non si riconosceva, non si vedeva.. cadde..
cadde..
cadde..
cadde..
guarda in alto, vede ,riconosce, un volto. La madre.
Enorme volto, che stava lasciando, sopra di se, senza speranza, non c'erano appigli, non poteva afferrare.. non aveva mani, non aveva niente.. era solo quello che era rimasto di lui, solo l'anima, non poteva più fare niente, se non vedersi, riflesso negli occhi semichiusi della madre.
Mentre Marcus-lagrima, alla velocità di un oggetto che cade, si sentiva infrangere sul pavimento, spaccarsi, in mille pezzi, davanti a sua madre, in due piegata dal dolore, col figlio alle spalle.. oltre porta.. appena chiusa.

Vicino alla Camera Rossa by Joshi Spawnbrood is licensed under a Creative Commons Attribution-Share Alike 2.5 Italy License
| < Prec. |
|---|

