Ho usato questo racconto per un contest amatoriale su aNobii, su uno dei gruppi più attivi e popolosi al momento... almeno per quanto riguarda gli utenti italiani. Mi sento abbastanza soddisfatto, dato che son arrivato giusto 4° su 22 partecipanti.
Il contest si è svolto tra ottobre e novembre 2010, solo adesso riporto il racconto pubblicamente.
Un ringraziamento a tutti gli aNobiiani del Giardino Segreto che hanno partecipato e votato!
La Stella, favola cyborg
" Domani il Sole deve sorgere "
Proclamò la piccola, nella sua stanza vuota; diligente, il programma istruttore, prese nota.
Attese.
" Signorina, sono spiacente, questo è qualcosa che non possiamo imporre. Sole ha il diritto di decidere da solo. "
La risposta meccanica, leggermente rimproverativa, giunse nella mente della piccola cratura.
"Non è un mio capriccio, il Sole deve sorgere, è scritto... " ma fu prontamente interrotta:
"La scrittura contenente imperativi e regole comportamentali è da considerarsi opera di fanasia, questo concetto è fondamentale, mi rattrista sentirlo compromesso. "
Pausa.
"Nuovamente", aggiunse la macchina, senza troppa enfasi.
Un dischetto luminoso cadde a terra, scivolando dalle mani della piccola: nessun suono, solo una minima vibrazione.
Theresa era stanca del suo tutore, automatizzato ed efficiente, ma poco spontaneo.
"Va bene, può sorgere il Sole domani?"
Attese.
"Ignoro un'entità, una persona, o un altra cosa con questo nome"
Nessuna meraviglia, già da tempo sospettava che il tutore le stesse nascondendo delle informazioni importanti; il tutore o...qualcuno sopra di lui!
Magari il tutore aveva a sua volta un tutore, oppure i tutori si erano organizzati per farle qualcosa: tenerla bloccata in camera, per esempio.
Non che sapesse bene cosa potesse esserci oltre quella stanza, la sua immaginazione si era limitata a immaginare altre stanze, magari con più di sei pareti.
Effettivamente non era sicura che la sua stanza avesse sei pareti, talvolta quando si svegliava, alcune apparivano raddoppiate o divise. Era comunque un evento strano che ancora non si era spiegata: l'inutile tutore non aveva informazioni, come suo solito.
Per lui era più importante la correttezza logica e semantica delle sue parole, piuttosto che il loro significato, e questo lo rendeva odioso!
Nonostante questo, Theresa non si era mai permessa di contestarlo; disubbidire magari, ma mai contestare. La disubbidienza è cosa virtuosa, una scelta indipendente , non come svalutare le altrui dichiarazioni.
Il disco luminoso prese a sussurrarle lievemente un dolce motivo, la fece sentire serena e calma, mentre varie immagini apparivano nella sua mente, come ricordi affettuosi: un disco giallo e bianco si distingueva bene su uno sfondo azzurro sconfinato. Doveva esser lui il Sole.
Peccato, l'immagine, per quanto bella, non dava alcun riferimento: l'azzurro sembrava un universo a parte, la sua stanza era priva di quel colore.
Almeno adesso sapeva come era fatto, in fondo non era così importante esser sicuri di dove fosse, dato che lei ne aveva il ricordo: verità o fantasia, lei avrebbe sempre ricordato quella sensazione.
Solida delle sue considerazioni, Theresa si armò del suo veleno, e prese di mira il fastidioso tutore:
" dimmi allora, se potesse esistere un Sole, un Sole che possa sorgere, come potrei vederlo? "
" se potesse esistere un Sole, ed esso corrispondesse a quello che gli scritti di fantasia raccontano di lui, dovresti avere una finestra aperta sul cielo. "
Sorpresa da una risposta così dettagliata, Theresa si concesse un dubbio: era veramente divenuta abile, o il tutore era già preparato?
Adesso voleva una finestra.
Sussurrò piano piano, usando le labbra, dei suoni che il tutore non potesse udire : " Gem, mettiamo una finestra? "
La palletta luminosa non rispose subito, anche perché non si chiamava Gem, ma Theresa trovava pratico che lui avesse un nome. Gem non parlava mentalmente, ma esprimeva direttamente sensazioni: lasciò che una delle banche pareti si squarciasse, un riquadro dai bordi netti si aprì, mostrando l'azzurro del ricordo.
Theresa inspirò dalla sorpresa, e caracollò alla meno peggio verso il miraggio, spalmandoci contro le mani, estasiata!
Non poteva attraversare l'azzurro, ma sentiva l'aria muoversi contro il corpo, e la presenza del colore per lei era appagante.
" Adesso, adesso manca solo il domani! Dov'è domani ? "
Il tutore rispose calmo, con fare insolitamente soddisfatto:
" il domani non è un luogo, ma un tempo, arriverà da solo. Devi solo aspettare "
Theresa ci pensò su un attimo:
"quindi quando sarà domani? "
"tra 86.325 secondi "
" sembrano un'eternità! Da quanto tempo mi stai insegnando?"
" da 23 secondi "
Theresa portò le mani al volto soffocando un singhiozzo disperato : " è tantissimo, non avrei mai immaginato che domani arrivasse così tardi! "
" non preoccuparti troppo adesso, i secondi sembreranno scorrere molto più velocemente dopo che sarai nata "
" e potrò vedere il Sole ? "
Attese.
" come potrò spiegarti nei prossimi nove mesi, moltissimi anni fa, gli uomini hanno deciso che potevano farne a meno. Quindi non esiste più "
Theresa pensò e provò molte cose tutte assieme, alcune anche contrarie ad altre, ma in fine ebbe solo il coraggio di piangere.
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